Nuovo Romanzo firmato Max Pezzali

 

La notizia girava da un paio di mesi sul Web e dopo alcune smentite finalmente una conferma arrivata direttamente dalla Warner: Il 10 Ottobre uscirà in tutte le librerie il nuovo romanzo firmato Max Pezzali.
Il terzo romanzo della sua carriera che si aggiunge a quello del 1999 "Stessa storia, stesso posto, stesso bar" e a quello del 2008 "Per prendersi una vita".
"I Cow Boy non mollano mai", questo il titolo del romanzo, è un libro che ripercorre il viaggio dei ricordi di Max e l’affresco sociale di una generazione (Isbn Edizioni). Il libro sarà illustrato con scatti privati e inediti.

"I cowboy non mollano mai" è la sua storia: i primi amici e i primi nemici tra i banchi di scuola, le serate al bar e quelle trascorse in cantina insieme a Mauro, a scrivere canzoni e sognare l’America. 

E poi l’incontro decisivo con la musica: il punk, il post punk, il rap, Springsteen. 
Il successo inaspettato e l’epoca d’oro degli 883 e poi tutto il resto..."

 

Per sapere dove e quando Max Pezzali incontrerà i suoi fans per la presentazione del Libro clicca QUI

 

Trama:
Certe vite sembrano programmate per essere normali. Max, per esempio, è nato a Pavia da una famiglia di ex lavoratori dipendenti, sempre impegnati a far tornare i conti nel negozio di fiori che avevano appena rilevato. Con i suoi occhiali dalle lenti spesse, era un nerd prima ancora che la parola nerd esistesse: odiava ogni tipo di sport e passava il tempo in soffitta a montare e verniciare modellini di aeroplani, fantasticando su cowboy e invasioni da parte di eserciti immensi. Frequentava gli amici punk, e si teneva alla larga dai compagni di classe della Pavia ricca e paninara, quella dei circoli di canottaggio e dei golfini portati sulle spalle. Al liceo aveva un compagno di classe di nome Mauro, che tutti chiamavano «Flash». Entrambi volevano scappare da lì, dai pregiudizi dei compagni e della loro città. E così, insieme, hanno deciso di fare musica, per raccontare qualcosa che li rappresentasse davvero. I cowboy non mollano mai è la storia di Max Pezzali: i primi amici e i primi nemici tra i banchi di scuola, le serate al bar e quelle trascorse in cantina insieme a Mauro, a scrivere canzoni e sognare l’America. E poi l’incontro decisivo con la musica: il punk, il post punk, il rap, Springsteen. Il successo inaspettato e l’epoca d’oro degli 883, l’esperienza alla Croce Rossa, le piccole sfide quotidiane e i grandi viaggi che ti fanno scoprire il mondo, le donne, la carriera solista, le tournée nei palazzetti e i rapporti difficili con la critica musicale italiana, la famiglia. E alla fine un figlio, da crescere e a cui raccontare tante storie fantastiche. Certe vite sembrano programmate per essere normali, finché a un certo punto succede qualcosa che le fa diventare straordinarie.

 

Anteprima:

Era l’anno dei Mondiali di Francia, l’anno in cui avevo comprato la moto nuova, una Buell. La piazza era piena di gente. Dalla Galleria Vittorio Emanuele II a via Torino, e giù fino a piazza Cordusio, senza soluzione di continuità. Il Duomo era coperto per i lavori. Pioveva a dirotto e c’erano centomila persone. Appena prima di uscire c’è stato un momento di panico assoluto, un istante in cui mi sono detto: Dove cazzo vado qua? Io non esco! Se avessi avuto una campanella magica, l’avrei suonata e me ne sarei andato da qualsiasi altra parte. Nella vita, si sa, c’è sempre un collegamento tra le cose: riesci a farne una solo perché ne hai fatta un’altra in passato. Con il carattere che mi ritrovo, forse non sarei mai riuscito a salire su un palco se non avessi passato un periodo della mia vita a lavorare sulle ambulanze, se non avessi dovuto imparare ad affrontare l’inaffrontabile e a risolverlo. Così, ho capito che non dovevo pensare a tutto il concerto, alle persone che avevo davanti, ma darmi un sistema, pensare per segmenti. Otto misure l’intro, poi parte la prima strofa, la seconda… Tranquillo. E quella era Milano, la grande metropoli che avevamo sempre guardato da lontano, da quei trenta chilometri che psicologicamente erano più di tremila. Ecco, quella sera, davanti a tutta quella gente venuta lì per me, ho sentito che ce l’avevo fatta, che dopo sei anni di lavoro avevo messo su quella città la mia bandierina definitiva. Milano mi aveva accettato, mi aveva accolto. E forse per la prima volta non mi sono sentito più quello che veniva da Pavia, che non sapeva mai dove parcheggiare la macchina e aveva paura di entrare nei locali perché si sentiva inadeguato. A distanza di anni ho capito che questa sensazione di inadeguatezza non è una tara psicologica, ma qualcosa che mi è utile per continuare a raccontare le storie, per conservare il mio punto di osservazione sulle cose. E mantenerla viva è l’unico modo che ho per sopravvivere.

 

11/09/2013
Admin Mirko